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Quello che però cattura l'attenzione di Cosimo de Giorgi riguarda gli antichi affreschi esistenti in grotta di cui ci fornisce una prima descrizione: "Dietro l'altare si apre però una grotta naturale, lunga mt. 38,80, larga da mt. 2,60 a 3,80 ed alta da due a tre metri. Il pavimento è tutto interrato dall'ocra argillosa che riveste le colline ostunesi; la volta è di forma triangolare, solo in parte ingrandita a colpi di piccone. La acque calcarifere gocciolando da questa volta sul pavimento e sulle pareti ne hanno arrotondato gli spigoli sporgenti, e vi hanno disteso dei piccoli festoni stalattitici. Nei secoli scorsi le pareti di questa grotta erano qua e là dipinte a fresco; ma oggi ne restano appena le tracce. Uno degli affreschi meglio conservati rappresenta Gesù Cristo in atto di benedire, colla Vergine a dritta e S. Giovanni Battista a sinistra. Il redentore colla sinistra regge il libro degli evangelii, sul quale si legge la seguente iscrizione: EGO SUM LUX MUNDI QUI SEQUITUR ME NON AMBULAT IN TENEBRIS. Un altro affresco rappresenta un Crocefisso, con due figure ai lati molto sciupate. In un terzo si vede l'effigie della Vergine; figura di grandi proporzioni, ma di fattura molto grossolana come le precedenti. A qual'epoca rimontano questi affreschi? Vi è relazione di somiglianza e di data fra questi e quelli delle grotte di S. Maria di Agnano e della tante disseminate nel Tarentino e verso il Capo di Leuca?" Il de Giorgi, dunque, offriva una prima descrizione di quegli affreschi costituenti gli aspetti figurativi della chiesa più antica di cui ignoriamo il nome. Doveva però trattarsi di una chiesa in grotta come tante altre disseminate sul vasto territorio di Ostuni di cui se ne conserva soltanto la memoria. Prima della costruzione dell'attuale chiesa vi era quella più antica, probabilmente interamente in grotta, dedicata alla Tutta Santa, alla Madre di Dio, e risalente, a nostro parere, proprio alla seconda colonizzazione bizantina. La chiesa della Madonna della Nova in ogni caso risulta essere la più antica cappella dedicata alla Vergine tra quelle ancora oggi esistenti. In essa si svolgevano le sette feste in onore di Maria e l'ottava festa che era quella della Domenica in Albis. In questo luogo la chiesa locale veniva a salutare la madre di Dio col titolo di Theotokos e per secoli si sono svolte le feste liturgiche in onore della Madonna. La chiesa di S. Maria della Nova è comunque da considerarsi tra le ultime testimonianze di manufatti gotici scampati alla distruzione e facenti parte di quelle piccole chiese e cappelle rurali esistenti in Ostuni, mentre per fattori vari e soprattutto a causa dei terremoti del 5 dicembre 1456 e 20 febbraio 1743 innumerevoli insigni monumenti espressione del romanico pugliese e del gotico andarono definitivamente perduti e sostituiti con manufatti barocchi nei due secoli in cui quest'arte ha dominato la scena.




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