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I portali del centro storico di ostuni pagina 3 - pagg. 1 2 3

















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Ripercorrendo via Cattedrale si ritorna in piazza della Libertà che funge da cerniera tra la parte antica della città e quella a noi temporalmente vicina. Abbiamo già accennato ai fatti storici accaduti da cui sono scaturite le condizioni per la creazione di un simile luogo. Alle spalle della guglia di Sant'Oronzo, al numero civico 17 dell'omonima piazzetta, si ammira un edificio settecentesco con portale (46) inserito tra due colonne e cornici di finestre dai timpani triangolari ed arcuati. E' tra le poche costruzioni ad essere stata risparmiata durante l'Ottocento da interventi di trasformazione. Alle sue spalle insiste l'antico borgo del Solaro (prende il nome dall'omonima famiglia di banchieri stabilitasi in Ostuni intorno alla metà del XVI secolo), le cui prime costruzioni rimandano agli ultimi decenni del Cinquecento, con qualche traccia di edifici settecenteschi tra cui i palazzi dei Melles (58) e dei Cellie. Oltre tale borgo si estendevano le case di un altro borgo detto di Sant'Elena la cui estensione si trova definita in documenti del XVIII secolo. Copriva un'area compresa tra il convento dei padri carmelitani e quello dei padri domenicani. Degli antichi palazzi ivi edificati ne è rimasto uno solo nell'attuale piazza Matteotti (56) risalente al 1764, numero civico 16, con sul portale uno stemma nobiliare. Dell'antica piazza San Domenico ricca di chiese e palazzi non è rimasto nulla. Nel Settecento erano presenti la chiesa di Santa Maria di Loreto, la chiesa di San Domenico con annesso convento e chiostro, il Calvario con statue pitree risalenti agli ultimi anni del Cinquecento, diversi palazzi. Quello che oggi prende il nome di corso Cavour nel Settecento era detto la via della Foggia di Puzzovivo e andava da piazza Sant'Oronzo a Piazza San Domenico.
 
Palazzo Giovine - Seconda metà del 1700
Palazzo Giovine - Seconda metà del 1700
Vi si trovavano diversi palazzi andati tutti distrutti. A pochi metri dalla guglia si può ammirare la facciata della chiesa dello Spirito Santo risalente al XVII secolo: era la parrocchia del borgo grande. Alla sua sinistra si trova l'attuale via Roma un tempo detta via dello Spirito Santo. Percorrendola nella sua lunghezza si trovano palazzi del XVIII secolo con portali degni di nota. Particolarmente interessanti sono alcuni edifici che si incontrano lungo le stradine che si intersecano con via Roma. Già all'inizio della salita in un vicoletto a sinistra (vico Mondello, 7) si può ammirare il portale (47) della nobile famiglia ostunese dei Cavallo il cui stemma si ritrova sul fregio. L'edificio fu edificato da Gaetano Morgese nel 1777 e da un documento abbiamo appreso come il maestro scultore contemporaneamente si spostasse in diverse cittadine limitrofe per dirigere i lavori ivi appaltati. A pochi passi dal palazzo dei Cavallo, in vico Raffaello Sanzio 24, si trova la casa palazzata dei Giovine dal portale (47) barocco con lo stemma di famiglia. Altri portali si incontrano lungo il vico Cesare Abba (47) al numero civico 24 e datato 1788 e in via Giuseppe Cisaria (48) ai numeri civici 15 - dimora dei Trinchera, famiglia tra le rinomate nell'ambito dei maestri muratori- e 32. In vico Pietro Siciliani n° 5 si può ammirare un ennesimo portale (49) rococò di famiglia nobile. Un altro portale (49) in via Roma, numero civico 26, risulta particolarmente suggestivo e presenta la caratteristica soluzione di essere sormontato da un bel loggione. Lungo la stessa via si possono ammirare altri due portali (50 - 51) settecenteschi all'altezza dei numeri civici 15 e 89 (quest'ultimo è datato 1768).
 
Palazzo Trinchera - Seconda metà del 1700
Palazzo Trinchera - Seconda metà del 1700
Lungo via Imbriani si incontra invece il palazzo (52) fatto ricostruire sul finire del XVIII secolo da Giovanni Ayroldi, avvocato e in diversi momenti sindaco della città, vittima dei moti sanfedisti durante la Repubblica Partenopea del 1799. Il portone-loggione è tra i interessanti della città. Al numero civico 131 corrispomde il portone (53) d'ingresso di quella che fu la dimora dei maestri muratori della famiglia Bagnardi edificato nel 1750. A pochi passi troviamo il palazzo Pugliese edificato nella seconda metà del XVIII secolo col portale (53) in stile neoclassico. In largo Carissimo numero civico 43, incontriamo l'omonimo palazzo (54) ampliato nel 1744 da Giuseppe Morgese, probabilmente la figura interessante di scultore, capo mastro e progettista del Settecento in Ostuni. A lui si deve la realizzazione della collegiata di San Martino in Martina Franca. Altri portali rococò si trovano in via Giuditta Tavani Arquati, 1 (55) ed in via Zanardelli, 18 (55). Ma degli altri portali cittadini un altro merita di essere menzionato in modo particolare per essere tra le alte manifestazioni dell'arte rococò: ci stiamo riferendo al portale (57) dell'antico monastero di San Francesco di Paola realizzato nella seconda metà del XVIII secolo e sormontato da un loggione e da un archetto pensile con teste alate. L'eleganza della facciata e il motivo della decorazione rinviano all'attività dei Morgese. Riteniamo a questo punto di doverci fermare anche perché lo scopo del presente saggio è quello di offrire un minimo di informazioni storiche per ben comprendere ed inquadrare quel particolare fenomeno architettonico e scultoreo rappresentato dai portali affinché gli stessi siano conosciuti e fatti oggetto di maggiori attenzioni e, dove occorre, siano salvaguardati dai rischi di alterazioni e distruzioni. I portali rappresentano una tra le testimonianze alte offerte dai mastri scultori e scalpellini ostunesi e costituiscono un patrimonio al quale non dobbiamo rinunciare. Furono le vicende politiche legate alla rivoluzione francese che originariamente portarono a tenere in scarsa considerazione l'arte barocca e l'ultima stagione della stessa rappresenta dal rococò. In Italia furono la classe dirigente liberale e la cultura anticlericale a determinare nella seconda metà dell'Ottocento una politica di rigetto verso il barocco che oggi si tende invece a rivalutare ed apprezzare. A noi è sembrato doveroso rendere omaggio agli artefici di quel lungo momento artistico con questo lavoro e non nascondiamo la speranza di vedere tenute in maggiore considerazione le loro opere e di vederne finalmente ricordati i nomi.
 
Palazzo Melles - 1779
Palazzo Melles - 1779
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