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I portali del centro storico di ostuni pagina 2 - pagg. 1 2 3

















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All'altezza del numero civico 137 di via Leonardo Clemente troviamo il palazzo dei Mileti dal portale (34) bugnato e dal caratteristico loggione con balaustra e testa alata al centro. Percorrendo il resto della via si giunge a porta Nuova (35) sormontata dal palazzo Vita edificato da Nicola Antonio Maldarella intorno al 1740 con un loggione in asse col fornice della porta. Salendo lungo la via Gaspare Petrarolo a sinistra troviamo l'imponente complesso delle benedettine e in fondo a destra il palazzo dei marchesi Zaccaria il cui portale (36) porta impresso l'anno 1777. Tornati in via Cattedrale, all'altezza del numero civico 25, troviamo il cinquecentesco palazzo della famiglia Falgheri col portale (37) e stemma dal caratteristico motivo a scacchi. In largo Luigi Pappadà in corrispondenza del numero civico 6 troviamo invece l'ingresso (37 - 38) di quello che fu il palazzo dei Giovine fatto edificare nel 1747 dal notaio Felice Giovine quasi contemporaneamente con l'arco di trionfo, scalinata e fonte del santuario di Sant'Oronzo dallo stesso con proprio denaro realizzati. A sinistra si osserva la chiesetta della Madonna del Carmine del 1780 voluta dal maestro di canto Luca Giovene. Chiesa e palazzo costituiscono uno degli angoli suggestivi della Ostuni settecentesca. Tornando indietro per una scalinata ci si immette in via Francesco Bax: in corrispondenza dei numeri civici 5, 7 e 11 (38 - 39 - 40) si possono osservare i portali di palazzo Ghionda e della famiglia Molendino risalenti al 1766. Tali edifici insistono tutti sull'area del castello normanno e questo spiega perché pur trovandosi su una quota alta rispetto a via Giovene abbiamo portali in stile rococò. In vico Pasquale Villari n°9 si osserva un portale (41) settecentesco a motivo geometrico.
 
Palazzo Ghionda - 1765
Palazzo Ghionda - 1765
Ma il portale (41) elaborato è quello che si incontra in via Alessandro Petrarolo n° 36 realizzato dal maestro scalpellino Biagio Ciraci per la propria dimora. L'umile scatola muraria sulla quale si trova montato denuncia altrettante umili origini e condizioni economiche del proprietario che poteva permettersi però di realizzare con le proprie mani almeno il maestoso portale. In via Giacomo Arpone n° 5 , alle spalle dell'antico seminario, si possono ammirare il portale (42) e le cornici delle finestre del cinquecentesco palazzo Petrarolo risalente al 1589 e che prima del 1714 davano sulla piazza del Balio, o cattedrale. Il palazzo era appartenuto al patrizio Donato Petrarolo e lo lasciava in eredità al fratello Giulio per testamento rogato nel 1584. Da un atto notarile rogato in data 8 maggio 1593 da Melleo Antonio apprendiamo che mastro Nicola Francesco Marseglia " promette inchiancare un tino dentro della grotta degli stipi d'ogli d'esso magnifico Giulio Petrarolo nella pubblica piazza". L'annotazione è importante in quanto ci rivela come dopo l'ultimazione del nuovo complesso fatto edificare proprio da Giulio Petrarolo si passasse a completare la "postura" (luogo dove veniva conservato l'olio) ed il "cellaio" (vi si conservava il vino) i cui ingressi erano situati ai lati del portale. A chi dobbiamo attribuire i diversi palazzi che i Petrarolo fecero edificare nel Cinquecento in Ostuni? Una risposta ci viene dal Ripertorium notarii Francisci Ydrosij ab anno 1555 usque ad annum 1567, indice manoscritto non numerato né inventariato dei protocolli del notaio Francesco Idrosio custodito presso l'archivio storico del comune.
 
Portale della famiglia Ciracì
Portale della famiglia Ciracì - 1777
A pagina 46 si registra la convenzione per la costruzione di un palazzo tra il nobile Tiberio Petrarolo ed il maestro muratore Donato antonio Antelmi. La costruzione fu edificata nel 1560 lungo la via di San Pietro e le iniziali T. P. e l'anno si possono leggere sul fregio di una finestra. E' da credere che i Petrarolo utilizzassero per leloro abitazioni lo stesso maestro muratore e questo lo si coglie dal modo come veniv a lavorat a la pietra d'intaglio. Il Ripertorium registra a pagina 4 un'altra convenzione per l'erezione del palazzo del nobile Luigi Cimino ad opera dei mastri muratori Giacomo e Lorenzo Marseglia. L'edificio è andato distrutto. Attraversato l'arco della cappella del Santissimo Sacramento ci si immette in largo Giuseppe Spennati, un tempo detto largo dei nobili perché vi si trovavano numerosi palazzi appartenenti al patriziato cittadino tra cui quello dei Tabarini, dei Palmieri, dei Petrarolo, degli Zaccaria. Dei palazzi rinascimentali non se ne scorge neanche l'ombra e solo resta di significativo sul piano architettonico la settecentesca facciata del palazzo Petrarolo, numero civico 1, un tempo palazzo Zaccaria, il cui portale (42) mascheronato sormontato dallo stemma baronale con coppia di angeli laterali fu eseguito dallo scultore Giuseppe Greco. Lungo il vico Scipione Petrarolo, sotto il campanile della cattedrale, si trovano palazzo Palmieri, numero civico 7, che tradisce nel portale (43) l'origine cinquecentesa, palazzo Falgheri (44), numero civico 16, riedificato nel 1726 dal patrizio Onofrio Falgheri, e palazzo Petrarolo (44) numero civico 17, dal portale a bugnato e stemma risalente al XVI secolo. Percorse le scalinate del vicoletto ci si immette in via Gaetano Tanzarella Vitale dove all'altezza dei numeri civici 37 e 41 si possono ammirare altre costruzioni settecentesche dai portali (45) finemente lavorati.
 
Palazzo Greco - 1750
Palazzo Greco - 1750
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