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I portali del centro storico di ostuni

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Tratto dall'omonimo saggio edito da Schena (1995). Note storiche di Luigi Greco, dipinti di Crocifisso Valente
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Delle diverse centinaia di portali che un tempo facevano bella mostra di sè sulle facciate degli antichi immobili ne sono rimasti una cinquantina, esclusi quelli delle chiese. Una trentina di essi si trovano all'interno del nucleo più antico dell'abitato detto rione Terra. I restanti sono ubicati nei quartieri sei-settecenteschi appellati borgo Grande, o dello Spirito Santo, borgo Celso, borgo Casalicchio, borgo di Sant'Elena, borgo del Monterrone o Sasso. Quelli del rione Terra appartengo al Cinquecento (l'ultimo ventennio) e al Settecento (la seconda metà del secolo). I primi si spiegano col momento di massima floridezza economica raggiunta dalla città nel periodo in cui non ebbe a dipendere da nessun feudatario e fu città regia (1559-1639). La guerra dei Trent'anni ed il processo di rifeudalizzazione avvenuti nel Seicento, furono fatali a tutte le città meridionali e quindi anche ad Ostuni che era considerata tra le città più importanti di tutto il viceregno per avere avuto nel corso della sua storia, decine e decine di diplomi regi raccolti nel "Libro Rosso" di L. Pepe. Le dimore cinquecentesche del patriziato ostunese salvatesi dalla distruzione, costituiscono un'eloquente testimonianza di un'epoca felice mai più raggiunta. In quel periodo le abitazioni dei nobili e le chiese si riempirono di opere d'arte di notevole valore (basti pensare alla tela della deposizione di Paolo Veronese, arrivata in città nel 1574 e collocata nella chiesa dell'Annunziata dove faceva capo la colonia di cittadini veneti che dimorava in Ostuni, ed a quella di Santa Cecilia dipinta da Palma il Giovane e purtroppo trafugata negli anni Sessanta dalla cattedrale). Le caratteristiche dominanti dei portali cinquecenteschi sono date dal bugnato e dalle forme più elaborate dell'ultimo rinascimento, o manierismo.
 
Palazzo delle 'Muse' - Seconda metà del 1500
Palazzo delle 'Muse' - Seconda metà del 1500

Il materiale adoperato veniva così descritto da Cosimo De Giorgi in "Descrizione geologica e idrografica della provincia di Lecce" (1922): "Calcari compatti bianchi omogenei. Si trovano nelle colline di Ostuni, di Carovigno, di Martina, di Ceglie e di San Vito dei Normanni. Si prestano bene alla lavorazione, alla scultura e possono lucidarsi come il marmo. Esposti all'aria ed alle piogge perdono dopo qualche anno il loro candore marmoreo e si coprono di licheni, i quali carbonizzandosi danno alla pietra una tinta nerastra di un effetto poco gradevole alla vista, come si osserva per esempio in Ostuni nella facciata del Duomo e nella guglia di S. Oronzo nella piazza municipale e altrove". Nelle aree citate questo calcare è appellato "pietra gentile" ed è il materiale di cui sono fatti i portali di Ostuni e i tanti monumenti con la pietra a vista. Lungo l'attuale via Cattedrale, all'altezza del n° 35 troviamo il prospetto del palazzo fatto edificare nel 1575 da Giovan Battista Siccoda (27), mercante napoletano. Presenta attualmente tre aperture ma all'origine, osservando i piedritti, solo quello centrale era il portale, mentre ai lati trovavano posto le due ampie finestre con cornici a rilievo. L'originaria scalinata è andata distrutta e ciò che si osserva evidenzia interventi posticci. Il palazzo si affacciava sulla cinquecentesca piazza del Moro, spaziosa e circondata da palazzi rinascimentali. Alla sua destra vi era la chiesa di Ognissanti, fatta abbattere nel 1712 dal duca Zevallos assieme ad altri palazzi per ricavare il suolo su cui edificare il proprio palazzo. Il palazzo ducale è andato distrutto nel 1880 ed al suo posto si osserva il palazzo neoclassico con lo stemma della famiglia Ayroldi. Al numero civico 28 corrisponde il portale (28) di un palazzo settecentesco andato distrutto. In largo Pietro Sansone (già piazza del Moro), al numero civico 18 troviamo un portale (28) del 1802.

 

 

Palazzo Zaccaria - 1777
Palazzo Zaccaria - 1777

E' il classico portale rococò col motivo ad orecchie laterali e la cornice arcuata ed innalzata per poter contenere lo stemma. Costituisce l'ultimo esempio di scultura rococò in Ostuni. Se si esclude il portale della chiesa di San Vito Martire, lungo via Cattedrale non incontriamo altri palazzi con portali antichi. All'imbocco di via Bixio Continelli, numero civico 2, troviamo il portale (29) detto della musica per l'iscrizione del fregio " AMUSE NE INGREDITOR". Rimanda agli ultimi decenni del XVI secolo ed è simile al portale dei Lercario appena visibile lungo il fianco della chiesa di San Pietro. L'architrave poggia su colonne anellate mentre l'arco presenta una cornice con pietre lavorate a bugnato semplice. Al numero civico 10 troviamo il classico portale-loggione (30), tipico di numerosi edifici realizzati nella seconda metà del XVIII secolo. Avvicinandoci alla chiesetta di San Giacomo incontriamo alcuni portali (31) a bugnato cinquecenteschi realizzati sotto i pontoni all'altezza dei numeri civici 81 e 84. Di simili ve ne sono diversi altri salvatisi da distruzioni o manipolazioni e collocati in altri punti della città. Lasciato sulla destra l'arco di porta San Demetrio si percorre via Stefano Trinchera. Al numero civico 68 corrisponde il portale (32) del palazzo Jurleo realizzato intorno al 1750 dalla trabeazione elaborata in stile rococò e teste alate al posto dei classici capitelli a sostenere la cornice. All'altezza del numero civico 74 corrisponde il portale (33) del palazzo Calamo edificato nel 1769 dal capomastro e scultore Giuseppe Fasano. Nel 1790 fu realizzato l'altro portale (33) corrispondente al numero civico 76. L'influenza del maestro Fasano è avvertibile in un gran numero di portali e facciate di palazzi. Egli era originario di Martina Franca e si era trasferito in Ostuni nel 1748, dopo aver sposato una figlia del più noto capomastro ostunese del secolo, Nicola Antonio Maldarella, a cui si deve la costruzione del palazzo vescovile, del seminario, della chiesa di San Vito e di quella di san Francesco, nonché diversi palazzi cittadini e ville di campagna.
 
Palazzo Falgheri - Seconda metà del 1500
Palazzo Falgheri - Seconda metà del 1500
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